Lavoro, formazione, produttività: perché è importante tenere conto di persone e contesti contemporaneamente.

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Di crisi in crisi.

Dati e statistiche raccontano un’Italia in crisi, ancora una volta. Una crisi aggravata prima dalla pandemia e adesso dal conflitto russo-ucraino. Una crisi che diventa tratto distintivo, quasi ontologico, del Bel Paese e non semplice dato congiunturale. È una crisi perpetua ma non monolitica, assume coloriture diverse, come accade, a seconda ‘degli occhi di chi guarda’. Evocata per enfatizzare che l’Italia riesce a cavarsela e persino a ripartire, per lamentare (e giustificare) le inadeguatezze nazionali, o quando, insofferenti verso entrambe le visioni consolatorie, aggrappandoci a qualche dato di realtà (per esempio che siamo in 30milioni ad avere un’identità digitale, o che oggi compiti produttivi e riproduttivi si distribuiscono più equi perfino qui), argomentiamo che fare di più e meglio è possible, oltre che doveroso.

Quando si parla di crisi che hanno attraversato e attraversano l’Italia, si parla di salari bassi; crescita lenta; debito pubblico alto; bassa occupazione di donne e giovani, che nonostante la ripresa del 2021 (dati ISTAT 2021), e’ insoddisfacente quanto a tipologia dei contratti. Si parla anche di mismatch, disallineamento, tra competenze richieste dal mercato del lavoro e possedute da lavoratori e lavoratrici. Gli indicatori socio-economici, nonostante i segnali di ripresa ci siano stati, confermano i divari tra generazioni, generi e territori. Le Italie sono almeno due, nord e sud, in realta’ molte di piu’, se si tiene conto delle differenze e somiglianze che attraversano il paese, per esempio tra aree deindustrializzate e depopolate del nord come del sud, tra centri e periferie, aree urbane e aree rurali.

I piani di ripresa e rafforzamento europei e nazionali— dal NextGenerationEU contro la pandemia, al recentissimo RepowerEU contro le conseguenze economiche e sociali della guerra russo-ucraina, mirano a colmare questi divari guardando alle prossime generazioni. Cercano di tenere insieme emergenza e futuro. Ma ‘holding two thoughts’, come si dice, non e’ mai semplice. Lo e’ ancora meno quando su un piatto della bilancia pesano le emergenze a noi vicine nello spazio e nel tempo e sull’altro, piu’ distanti, obiettivi di transizione ecologica e sostenibilità energetica. Come ci insegnano non solo la teoria politica ed economica ma l’esperienze quotidiana, i pericoli vicini sono percepiti come piu’ gravi, quelli che appaiono, non sempre a ragione, distanti, sono ridimensionati quanto a gravita’ e rilevanza. La emergennza energetica odierna, per fare un esempio vicino, è emblematica. L’oggetto e’ identico, “la dipendenza europea dal gas russo e il potere che questo dà alla Russia sull’Europa”, però le misure a breve, bruciare carbone ora per compensare le mancate furniture di gas, o stringere accordi rapidi con altri esportatori di combustibili fossili, stridono con gli obiettivi del Green Deal su cui siamo gia’ in ritardo.

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